Cosimo's profileLa filosofia non serve a...PhotosBlogListsMore Tools Help

Windows Media Player

Cosimo Buono

Occupation
Location
Interests
Beh....non so parlare di me!!!preferisco che le persone mi scoprano....
Lists

La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perchè priva del legame di servitù é il sapere più nobile!

January 06

La cosa più dolce

Un film di Roger Kumble. Con Cameron Diaz, Christina Applegate, Selma Blair, Parker Posey, Jason Bateman.
continua»
«continua

Titolo originale The sweetest thing. Commedia
 

Christina Walters, trentenne pubblicitaria di San Francisco, ha una sola regola in amore: sfruttare gli uomini che le passano a tiro, e che conquista grazie alla sua avvenenza, senza mai sognarsi di impostare una storia più seria. Ma una sera incontra in discoteca Peter (e ne perde le tracce subito dopo), e sente che qualcosa di diverso sta scattando dentro di lei. Così, parte per cercarlo insieme all'amica del cuore Courtney, avendo come unica indicazione il luogo del matrimonio del fratello. La situazione rischierà di precipitare, fino ad un inevitabile lieto fine. Ben poco funziona in questo film: la sceneggiatura, nonostante cerchi spesso la battuta facile, è vacua e banale; l'ennesimo racconto delle crisi dei trentenni naufraga nella volgarità; i continui siparietti musicali sono solo un riempitivo preoccupante, data la relativa brevità della pellicola. Ed infine, neppure Cameron Diaz riesce a bucare lo schermo con la sua consueta sensualità.

 

Natale a Rio

 
La ricetta è semplice e quest'anno piuttosto efficace. Si prendono due divorziati (Ghini e De Sica) molto diversi tra loro (uno è un professore di etica e l'altro un palazzinaro) e li si fa finire insieme in vacanza a Rio all'insaputa di tutti. Dei 'tutti' fanno parte i reciproci figli i quali, a loro volta, mentono ai genitori fingendo di andare in Spagna e recandosi invece a… Rio. Città in cui, vedi caso, si trovano le ex mogli dei due che si sono incontrate nella clinica in cui si sono fatte rifare il seno facendo invece sapere ai familiari di essere altrove. A queste vicende se ne aggiunge una che apre il film. Fabio (De Luigi) innamorato in incognito di Linda (Hunziker) si ritrova a fingere di essere il suo vero fidanzato in sostituzione di quello reale (fedifrago) per far stare tranquillo il padre di lei che abita a…Rio.
Diciamolo subito: la separazione da Boldi ha fatto un gran bene a De Sica e soci. Ha consentito loro di lavorare su sceneggiature da commedia abbandonando la farsa con caratterizzazioni esasperate. Anche la concentrazione su un numero ristretto di attori, senza l'ansia di dover andare a raccattare l'ultima starlette scosciata in tv, ha giovato all'insieme. Siamo finalmente dalle parti della pochade in cui si aprono e chiudono porte al momento giusto e in cui gli equivoci (efficace quello che ruota intorno alle 'residenze' scambiate tra padri e figli) hanno una loro motivazione nel contesto generale. La volgarità non è stata bandita ma è collocata al punto giusto in modo da consentire ai due componenti della coppia buddy-buddy De Sica-Ghini di gigioneggiare (Christian) e di lavorare di understatement (Massimo).
Inoltre l'affiatamento della coppia Hunziker-De Luigi (maturato in tv) offre la sponda di un'apparente naturalezza che spinge al sorriso affettuoso. I due 'figli' fanno la loro parte e coprono il target giovanile con diligente applicazione ai reciproci ruoli. In più ne emerge un ritrattino dell'Italia di oggi in cui, purtroppo, molto spesso il tentativo di salvare le apparenze è talmente maldestro da far emergere il cinismo di chi è disposto (letteralmente) a scavalcare chi è non è più utile pur di soddisfare i propri impulsi del momento. Intendiamoci: di cinema di evasione si tratta. Senza troppe pretese ma anche senza bassezze. Anzi, Natale a Rio finisce letteralmente 'in alto', con un ammicco alla 'realtà della finzione' che strappa un ultimo sorriso.
 
 
December 29

Vicky Cristina Barcelona

Vicky e Cristina sono buone amiche anche se hanno visioni completamente differenti dell'amore. Vicky è fedele all'uomo che sta per sposare e ancorata ai propri principi. Cristina invece è disinibita e continuamente alla ricerca di una passione amorosa che la sconvolga. Vicky riceve da due amici di famiglia l'offerta di trascorrere una vacanza in casa loro a Barcellona durante l'estate. La ragazza pensa cosi' di poter approfondire la propria conoscenza della cultura catalana sulla quale sta lavorando per un master. Propone a Cristina di accompagnarla, così forse potrà superare meglio il trauma di una storia finita di recente. Una sera, in una galleria d'arte, Cristina incrocia lo sguardo di un uomo estremamente attraente. Si tratta del pittore Juan Antonio, finito di recente su giornali e televisione per un furibondo litigio con la moglie Maria Elena nel corso del quale uno dei due ha cercato di accoltellare l'altro. Le due ragazze lo ritroveranno nel locale in cui cenano. Anzi, sarà lui ad avvicinarsi al loro tavolo con una proposta molto chiara: partire subito con il suo aereo privato per recarsi in un hotel ad Oviedo dove potranno visitare il luogo, apprezzarne tradizioni e cultura (anche culinaria) e fare entrambe l'amore con lui. Se Cristina non ha alcun ripensamento nell'accettare la proposta, le regole che Vicky si è imposta la spingono a rifiutare in modo seccato. Cristina l'avrà vinta ma l'amica vuole avere la certezza di camere separate e ottiene rassicurazioni in proposito.
Dopo una giornata trascorsa con una prima visita della città, nel corso della quale Juan Antonio dichiara l'amore che ancora prova per la moglie benché sia consapevole della loro impossibilità a convivere, giunge finalmente la notte con l'invito più intrigante. Vicky torna a respingere l'offerta mentre Cristina accetta. Ma…
Se potete non fatevi raccontare (o non leggete) nulla su come prosegue la vicenda. Finireste con il togliervi il piacere della scoperta di uno dei più riusciti ed ironici film dell'ultimo Allen. Perché è vero che Woody ha dei temi e delle scelte narrative su cui periodicamente ritorna (per questo i detrattori lo accusano di ripetitività) ma quando, come in questa occasione, sa farlo con un approccio totalmente nuovo allora è davvero festa in sala. Perché questa volta la scelta dell'Io narrante è funzionale al modo con cui vengono guardati (e presentati) i personaggi. Osservate, a titolo di esempio, l'entrata in scena di Juan Antonio: Javier Bardem è straordinario nel caratterizzare, già da quella inquadratura, il suo personaggio.
Allen torna a riflettere sulla natura di quello che chiamiamo amore registrando gli spostamenti del cuore che vanno spesso al di là di ciò che ragione, tradizione, valori acquisiti ma mai del tutto interiorizzati, sembrerebbero imporre. Ecco allora che l'impostazione dei caratteri di Vicky e Cristina diviene da subito funzionale alla creazione di un'attesa. Resteranno salde nelle loro posizioni? In che misura potrebbero mutare atteggiamento? Quando dall'altra parte ci sono un Bardem che riempie lo schermo per la gioia di signore e signorine pronte a partire per Oviedo senza remore e una Penelope Cruz forse altrettanto efficace solo nelle mani di Pedro Almodovar, il gioco si fa ancor più interessante.
Anche perchè Woody ha abbattuto un altro dei suoi tabù. Se finora solo rarissimamente aveva girato in piena estate (fatti salvi Una commedia sexy in una notte di mezza estate, le cui riprese avevano pero' avuto luogo a poche decine di chilometri da Manhattan, e alcune scene di Tutti dicono I Love You) ora è la luminosa Barcellona ad attrarre il suo sguardo. Si sarà senz'altro trattato di esigenze produttive (come era accaduto per la peraltro nuvolosa e quindi rassicurante Londra). Fatto sta che il calore della città catalana (e della sorprendente Oviedo) si trasmette al film offrendogli un'ulteriore sensazione di novità. !Felicitaciones Woody!

December 23

Madagascar 2

Un film di Eric Darnell, Tom McGrath.
Titolo originale Madagascar: Escape 2 Africa. Animazione, durata 89 min. - USA 2008.
 
Ritroviamo Alex il leone, Marty la zebra, Gloria l'ippopotamo e Melman la giraffa alla deriva nelle remote spiagge del Madagascar, pronti ad imbarcarsi sull'aereo riparato dalla squadra di terribili pinguini per tornare a Central Park. Un atterraggio di fortuna, però, ben prima di arrivare nei cieli americani, li catapulta nel bel mezzo di una pianura africana, ai piedi del Kilimangiaro. Tutto appare come la realizzazione di un sogno: Alex ritrova la famiglia, Marty il branco che ha sempre desiderato, Gloria le attenzioni del prestante Moto Moto e Melman l'opportunità di mostrare un po' di eroismo. L'Africa è dunque meglio di New York City? Di certo non è meno avventurosa.
Nuovamente pesci fuor d'acqua, per opera dei registi Eric Darnell e Tom McGrath, cui si aggiunge in sede di scrittura Etan Cohen (Tropic Thunder), i quattro dello zoo di Manhattan si ritrovano a fare i conti con un secondo e ben più pregnante rovello identitario: scoprire di non essere soli al mondo ma, al contrario, parte di una comunità di esseri identici o di una famiglia con un carico impegnativo di aspettative può esser causa di una crisi che non si risolve semplicemente con un balletto sul cubo.
Mentre la vicenda di Alex, del padre Zuba e dell'usurpatore Makunga scorre sul binario principale, talvolta passando per i solchi tracciati dal Re Leone, gli sceneggiatori possono sbizzarrirsi con quanto di meglio hanno per le mani: la giraffa ipocondriaca, i pinguini meschini e militarizzati (uno schianto) e re Julien, uno dei personaggi più assurdi e divertenti che la Dreamworks abbia mai animato (interpretato non a caso, nella versione originale, da Sacha Baron Cohen). A margine di una linea primaria in cui la vena emotiva si fa decisamente più pulsante rispetto al primo capitolo, le linee narrative secondarie scherzano intelligentemente con l'ambientazione -con i turisti dei safari, la medicina naturale, l'immaginario legato ai sacrifici propiziatori- e meno con i modelli cinematografici.
Mentre gli animali vanno alla ricerca delle loro radici e i paesaggi vanno oltre la bellezza del tratto e scivolano nella poesia, la musica black fa da fil rouge, tanto che si potrebbe dire –per rubare una battuta ad Alex the king- che il primo Madagascar era un film bianco con le strisce nere mentre questo secondo è… un film nero con le strisce bianche.
December 22

The Women

 
 

La vita perfetta di Mary Haines va in crisi quando, facendo la manicure da Saks sulla Quinta Strada, apprende dalla ciarliera estetista che suo marito, un magnate della finanza, ha una relazione appassionata con la commessa addetta alla profumeria. Come se non bastasse, la sua migliore amica Sylvia, per non perdere il posto di lavoro alla guida di una rinomata rivista, vende la privacy di Mary a una nota cronista mondana in cambio di una rubrica con la sua firma. Sconvolta, Mary comincia a preoccuparsi innanzitutto di se stessa e, così facendo, finisce per ritrovare la fiducia e l'affetto degli altri.
L'autrice e produttrice televisiva Diane English porta a compimento con The Women il progetto, cullato per 14 anni, di ricondurre sullo schermo la commedia omonima di Clare Booth Luce che già aveva ispirato il film di Cukor del 1939.
La distanza tra la passerella di Meg Ryan, Annette Bening ed Eva Mendes e quella di Norma Shearer, Rosalind Russell e Joan Crawford è siderale in termini di contesto, di senso –qui si palpita per le amiche, là per gli uomini- e di forma –qui ci si coccola, là si graffiava senza pietà. Basterebbe il defilé finale a chiudere i conti del paragone: nel '39 si esibivano modelli bizzarri, si osava, nel 2008 si propongono quasi in sordina modelli indiscutibilmente eleganti, castigati e monocromi. Il gap di fantasia è evidente. Resta qualche citazione e l'idea portante di relegare ogni personaggio maschile nel fuoricampo, ma bisognerebbe capire se la English è conscia del fatto che, così facendo, il maschio diventa più che mai centrale, motore dell'azione, oggetto del desiderio.
Va detto che non mancano le battute riuscite, in bocca a personaggi secondari di grandissima presa, da mamma Candice Bergen a tata Tilly Scott Pederson, dalla finta burbera Cloris Leachman alla filosofa pragmatica Bette Midler, al punto che non è assurdo fantasticare un ribaltamento tra primarie e secondarie; il risultato potrebbe essere esplosivo. Alla fine dei conti, infatti, il problema di queste "women" è che parlano come dei manuali di autostima, si confidano tutto e tutto si perdonano. Ma se non c'è eros, non ci sono contrattempi, non c'è nemmeno vero dramma … dov'è la commedia?
Dire per non dire è sempre stata la cifra della commedia americana di qualità, parlar d'altro e omettere per poter affermare, tra le righe, il vero indicibile. Il tradimento di questo assunto da parte del film della English è il dolore più grande per lo spettatore, molto più crudele delle corna di mister Haines.

 
December 19

Paris

Un film di Cédric Klapisch. Con Juliette Binoche, Romain Duris, François Cluzet, Fabrice Luchini, Karin Viard, Albert Dupontel, Mélanie Laurent. Genere Commedia, colore 130 minuti. - Produzione Francia 2008. - Distribuzione Bim
 
occhiello Le vite straordinarie delle persone ordinarie che abitano la ville Lumière, viste con sguardo sentimentale da Klapisch
 

Pierre è un ballerino a cui viene diagnosticata una grave malattia cardiaca; deve attendere il trapianto ma non è affatto certo che sopravviverà. Sua sorella si trasferisce da lui per assisterlo, insieme ai suoi tre figli senza padre, e fa la spesa al mercato di quartiere, dove i fruttivendoli sono in piena schermaglia amorosa. Intanto un nordafricano s'imbarca alla volta dell'Europa, una fornaia assume un'apprendista maghrebina e un professore universitario di storia, in crisi esistenziale, s'innamora di una studentessa, si confronta con il fratello architetto e si presta a commentare la città di Parigi per una collana di dvd.
Sono alcune delle traiettorie che Cédric Klapisch traccia sulla mappa di Parigi , storie di vita ordinaria rese straordinarie dallo sguardo di Pierre, "esaltato" dalla prospettiva della morte. Un percorso che si denuncia da solo –nelle parole del professore che cita Baudelaire- senza capo né coda, ambientato in un momento storico antirivoluzionario ma, evidentemente, intriso di spleen.
C'è poco da ridere rispetto ai precedenti lavori dell'autore, tutti sono più nudi davanti alla macchina da presa, come ballerini cui non è più dato il piacere di ballare, ma in fondo anche tutti più disposti a dare un'occasione al caso. L'amore non è obbligatorio, ma quello tra fratelli è indagato, riconosciuto, motore dei momenti più commoventi e più divertenti (anche se la sequenza da applausi è quella di Fabrice Luchini alla sua prima seduta dall'analista).
Pierre è il regista degli incontri tra i personaggi, l'unico a intercettarli tutti, anche se capirli è altra cosa; li guarda dall'alto in basso o dal basso in alto, spettatore alla ricerca di prospettive d'artista. Ma lo scambio è mutuo: Klapisch, che pure si mette al livello dei personaggi, discreta terza presenza nella stanza con loro, soffre a sua volta di un problema di cuore. Il suo sguardo è sentimentale, abbraccia il bello e il brutto, l'attore famoso (Binoche, Duris, Luchini) e quello poco noto, ripropone squarci del proprio cinema ma ne mitiga fortemente la leggerezza. Parigi, splendidamente fotografata da Christophe Beaucarne, senza enfasi ma non senza amore, è il contenitore che tutto tiene e tutto perdona, ma l'idea di percorrerla programmaticamente senza meta, per disegnare un "ritratto effimero di una città eterna" (come avrebbe dovuto specificare un sottotitolo poi omesso), non sempre appare come la soluzione migliore.
In continuo cambiamento, come la ville Lumière, Klapisch è di nuovo in cerca del suo gatto, e noi possiamo solo augurarci che lo ritrovi al più presto.

December 07

Solo un padre

Educazione sentimentale di un ragazzo padre nei giorni dell' "abbandono"
 

Carlo è un dermatologo affermato e il padre perfetto (e apprensivo) di Sofia. Dopo la morte per parto della moglie, Carlo (soprav)vive circondato dall'affetto dei genitori e degli amici, che condividono il suo quotidiano e contengono il suo dolore silenzioso. Una mattina, dopo una corsa lungo il Po, Carlo incontra Camille, una ricercatrice francese trasferitasi a Torino. Il carattere estroverso e appassionato della ragazza finirà per rivelare l'uomo dietro al padre. Se lo spazio divistico in Italia è stato, in alcuni casi (forse troppi), occupato dall'autore, diversamente Luca Lucini ha fatto parlare poco di sé e molto dei suoi attori. Dopo aver creato il corpo perfetto di Scamarcio e dopo averlo confermato in uno step successivo e sopra il cielo, il regista milanese "espone" il corpo attoriale di Luca Argentero, raccogliendo il racconto di formazione di un padre intorno a lui. Lo introduce in scena un poco alla volta, isolandone ed esaltandone i dettagli (gli occhi, la bocca) e liberando un fascino che si fonda sul corpo ma non si esaurisce e non si consuma in esso. È vero, Luca Argentero nasce in televisione, quella che ha imposto modelli attoriali assolutamente avulsi dalle pratiche espressive cinematografiche e che produce sostanza attoriale totalmente simulacrale, ma ugualmente è in grado di assumere su di sé la temperatura e lo spaesamento del suo personaggio.
Solo un padre racconta una storia di immediata presa, mai esplicitamente melodrammatica e più innocuamente commovente e sentimentale. Il film insiste sul doppio registro, comico e drammatico, senza farsi mai carico degli eccessi e delle ferite che implica il (melo)drammatico sul piano del linguaggio filmico e dimostrandosi più attendibile sul versante "leggero". Questo conferma l'ipotesi che la grande stagione della commedia all'italiana è la fonte inesauribile dei nostri autori contemporanei ma anche l'inevitabile limite contro cui vanno a cozzare.
Il risultato è una pellicola delicata e instabile, che punta sulle sfumature dei sentimenti senza spettacolarizzazione del dolore ma con una potente (e furba) dose di commozione. Tutta la tensione è giocata sull'attesa della scoperta, il padre solo di Argentero deve "comunicare" il suo senso di colpa, in una sospensione in cui scrutiamo il sentimento del personaggio fino al suo svelamento. Svelamento che tira il filo del suo passato scosso da un'ingiustizia "naturale": la morte come conseguenza di un amore finito da tempo.

 

 
Photo 1 of 108